A Bari il mare svela i suoi orrori

Il sito de La Repubblica ha pubblicato le foto della spiaggia barese di “Pane e pomodoro” dopo le mareggiate dei giorni scorsi. Il panorama è desolante con enormi quantità di spazzatura spiaggiate nel litorale.

Mi chiedo sempre è questo il mare che vogliamo.

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Come si formano le Isole di Plastica?

La NASA, l’agenzia spaziale degli Stati Uniti, ha pubblicato un video che mostra la formazione del Garbage Patch nel corso degli ultimi 35 anni attraverso i dati del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA).

Le immagini, a tratti angoscianti, rendono l’idea dell’enorme quanta plastica che è stata riversata in mare in questi decenni e di come le correnti marine abbiano concentrato i rifiuti in alcune zone precise, le cosiddette Isole di Plastica oceaniche.

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Da Ocean Cleanup previsioni e dati per un’impresa titanica

1_bIl 2020 si preannuncia come un anno importante per il problema del garbage patch: Ocean Cleanup si dice certa che tra 5 anni l’oceano Pacifico potrebbe iniziare a beneficiare del lavoro di pulizia messo in piedi dall’organizzazione e non possiamo non crederci visti i risultati conseguiti sino ad oggi da Boyan Slat!

L’annuncio arriva al termine della missione di ricognizione nel vortice di plastica più grande del mondo, il Great Pacific Garbage Patch che ha riportato al porto di San Francisco enormi sacchi bianchi pieni di rifiuti di plastica, soprattutto di medie e grandi dimensioni perché, come sottolinea Slat, fondatore di Ocean Cleanup, «i frammenti più piccoli vengono facilmente scambiati per cibo da numerosi uccelli e piccoli pesci, entrando così nella catena alimentare».

I prossimi passi dell’organizzazione comprendono la pubblicazione di un report entro la metà del 2016 e l’avvio della sperimentazione di raccolta nei mari vicino al Giappone.

Il lavoro da fare è tanto, ma la necessità di riuscire nell’impresa di pulitura è di gran lunga maggiore, come ci ricordano le parole dell’italiana Serena Culsolo, biologa marina, che ha preso parte alla spedizione, «eravamo circondati da una distesa senza fine di immondizia, un’immagine devastante».

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Eccoci qui.

go8f4013-copySono Debora Serra e ho aperto questo blog per raccontare un problema in cui mi sono imbattuta quasi due anni fa e che a breve co-racconterò attraverso una mostra.

Si tratta dell’inquinamento degli oceani causato dalla plastica. Proprio quella delle bottigliette d’acqua che gettiamo spesso via senza curarci della loro sorte (e magari dopo aver visto questo video farete più attenzione!), quella delle buste di plastica, delle cannucce, dei contenitori e delle pellicole trasparenti. Infatti, sebbene solo il 20% dei rifiuti che inquinano i nostri mari sia stato gettato o abbandonato direttamente in acqua, un terribile 80% arriva dalla terra ferma, trasportato dal vento e dalle piogge.

E l’allarmismo può continuare se si pensa che il 99% della plastica finita in mare è (apparentemente) sparita, molto probabilmente mangiata dai pesci mesopelagici, come tonni, merluzzi e sgombri, che scambiano i microframmenti di plastica per per nutrimento.

Ma torniamo alla mostra: verrà presentata al Festival della scienza di Genova del 2015 ed è co-ideata da me, Paolo Degiovanni, Alfonso Lucifredi Caputo e Chiara Segrè con cui da anni lavoro all’ideazione di workshops e laboratori scientifici. L’obiettivo è sensibilizzare quante più persone possibile sul tema e raccontare i progressi che vengono fatti nella lotta a questo inquinamento. Questo blog racconterà gli sviluppi del lavoro per la mostra e le ultime notizie sull’argomento, sperando di essere parte di un cambiamento più collettivo!

Ovviamente siamo anche su Facebook con la pagina Garbage Patch!

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